Il Social Media Marketing deve essere emozionale

L'importanza dell'EngagementPartendo dall’assunto che negli ultimi anni tutti gli studi dimostrano che è facendo appello alle emozioni basiche che si può ottenere maggiore attenzione e fare appunto breccia nell’animo della gente. Questo è la base su cui dovrebbe poggiare ogni azione di Social Media Marketing fatta da tutti gli hotel del mondo.

Anche un’ indagine di qualche anno fa portata avanti dal New York Times e da due docenti dell‘Università della Pennsylvania (“Social Transmission, Emotion, and the Virality of Online Content”), Jonah Berger e Katherine Milkman, evidenziava, su un campione di oltre 7000 articoli pubblicati sulla celebre rivista newyorkese, come i contenuti che evocano emozioni positive o negative siano decisamente più virali.

Rapportato al nostro mondo, il marketing in tutte le sue sfaccettature, va da se come l’importanza dei contenuti multimediali (video, immagini, articoli) sia oggi una prerogativa assolutamente da non sottovalutare. Per quanto riguarda gli hotel il loro punto di forza dovrebbe essere rappresentato assolutamente dalle immagini, su i vari social network in voga oggi sono sopratutto le foto ad attirare la massima attenzione dell’utente.

Prendiamo ad esempio Facebook (il noto Social) su questa piattaforma sono principalmente le foto ad essere protagoniste, si calcola che i suoi utenti carichino circa 300 milioni di foto al giorno e queste generano il 50% in più di “Like” ed il 100% in più di commenti al contrario di un  semplice post.

Ora tutti gli hotel manager provassero ad immaginare quale potente strumento possa divenire per veicolare traffico al sito stesso dell’albergo, inoltre il successo di un immagine accattivante può costituire un enorme ventaglio di opportunità per l’hotel.

Si può fare leva sui sentimenti, postare foto di clienti che hanno trascorso un particolare evento della loro vita all’interno del vostro albergo; si può umanizzare la struttura pubblicando foto che fanno vedere lo staff all’opera sempre sorridente (immaginate la forza per un hotel che del servizio il suo fiore all’occhiello); mettere sempre foto con paesaggi e natura in generale condividere scenari che riproducano un immaginario normalmente assente dalla quotidianità; ecc.

Insomma è lecito postare tutto quello che può suscitare l’emozioni degli utenti, l’importante è evitare contenuti promozionali (come suggerisce anche Mac Joseph, Social Media Manager del Mandarin Oriental Group), infatti le persone sono sui Social per parlare con parenti e amici e vogliono passare il tempo fra interessi e passioni.

In una qualsiasi campagna di marketing  on line portata avanti da professionisti dell’ospitalità, questi sono fattori da prendere in considerazione, l’importante è impegnarsi a produrre sempre nuovo materiale visivo che susciti felicità, desiderio o che sia utile per l’utente, sarà fondamentale anche per scoprire cosa piace ai nostri clienti, facendolo in maniera gratuita.

 

 

 

2 thoughts on “Il Social Media Marketing deve essere emozionale

  • Febbraio 3, 2013 in 11:59 am
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    Mi trovo parzialmente d’accordo.

    È vero che i social network sono un luogo popolato da persone che, al 90%, passano il loro tempo libero scorrendo la newsfeed, ne consegue che per attirare la loro attenzione bisogna far leva sulle emozioni. Assolutamente sacrosanto.

    Il problema?

    Dare troppo spazio alle emozioni e poco alla commercializzazione. Secondo me bisogna trovare un giusto equilibrio tra le due cose, altrimenti si rischia di avere dei canali sociali fini a se stessi. Ho scritto un paio di righe riguardanti le destinazioni piuttosto che gli hotel, le trovi qui se ti interessa: http://www.alessandrofontana.eu/blog/social-media-solo-emozioni-o-qualcosa-in-piu/

    Ad ogni modo, piacere di consocerti 😉

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  • Febbraio 3, 2013 in 1:23 pm
    Permalink

    Una volta ci si emozionava guardando un tramonto. Oggi abbiamo nuove praterie da colonizzare e sono digitali. Cos’abbiamo da dire di tanto importante da far alzare i peli sulla pelle…
    Per quanto tempo e chi dobbiamo ascoltare per comprendere queste dinamiche di “relazione”.
    Insomma, quanto dobbiamo essere veri per fare bene il nostro mestiere?

    Rispondi

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